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June 18 ● чöu knöw ιt aĿĿ bч hёartSpero che piacerà questo capitolo. E' diverso dagli altri. Diverso.
Capitolo sette.
Catastrofe. Fermai la moto all’imbocco della strada. Non era asfaltata, e non ci tenevo proprio a rovinare la nuova verniciatura. Avevo percepito che Laura aveva guardato verso la strada quando ero passato, e forse impercettibilmente, aveva sospirato. Forse si aspettava che ne combinavo una delle mie. Ma non ero proprio in vena. Non ci tenevo affatto a farla innervosire, non ero dell’umore giusto per poterlo sopportare. Oh ma dico! Manuel basta !, dissi dentro di me. Tienila fuori da qualsiasi pensiero, bello brutto cattivo malvagio o qualsivoglia vuoi pensare, idiota ! Tossii e mi guardai intorno. In effetti come posto non era male, eh. Forse lei aveva ragione. Voltai le spalle alla valle con una smorfia e mi incamminai su per la strada. Chissà che fine aveva fatto quel cretino di Andrew. Ma più le stava lontano, meglio era, continuavo a ripetermi. Un brivido mi percorse le braccia, e con la mente cercai di trasmettere calore ai muscoli: l’altezza non mi piaceva, non mi piaceva per niente. Quando arrivai alla casa mediamente colonica della zia di Laura mi fermai. La osservai un po’ sbigottito: se quello era un posto bello, potevo considerarmi il re di qualunque stato in qualsiasi momento. Laura si trovava da sola nell’appartamento al pianterreno. Alone in the dark, pensai amaramente. Senza accorgermene mi ero avvicinato alla porta e adesso tenevo la mano sulla maniglia. Che cosa c’era là dentro che mi attirava così tanto? Perché non riuscivo a far finta di niente? ‘Forse con una bella botta in testa riuscirò a trovare la tranquillità. O il sonnifero. Un bella quantità di quella roba e..bell’apposto. Mmm, ma poi il fattore coma? Come la mettiamo?’ Lanciai un’occhiata a Laura, e sollevai lentamente un sopracciglio. Il fattore correttezza non era nei miei geni, e ascoltavo involontariamente ciò che pensava, ma lei.. che diamine stava pensando di fare? ‘Tutto sembra meglio, di loro..’ pensò ancora. Come potevo biasimarla? Aveva ragione, dopotutto. Andrew era abbastanza scatenato, e non si fermava mai, quanto a me.. beh, meglio non parlarne. Non mi sopportava, ed era risaputo. Non invischiarti, non invischiarti, mormorai dentro di me. Ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Laura e Andrew stavano litigando per il telecomando, seduti con la schiena appoggiata al bordo del divano letto aperto. Ognuno dei due voleva vedere ciò che a l’altro non piaceva. Calcio e cartoni animati. Sospirai e mi buttai sul letto con nonchalance. Senza dire neanche una parola presi il telecomando dalle mani di Laura e cambiai canale. Smisero all’istante di parlare. Cambiai un paio di canali anche io, e alla fine misi MTV, come voleva Laura, ma non era neanche lontanamente una cortesia: mi interessava il programma, tutto qui. Alla fine quel pomeriggio non ero entrato. Avevo sollevato la mano, fatto dietro-front e ripreso la strada, che continuava fino ad un’altra casa molto più adibita a fattoria. C’erano degli ulivi, all’ombra dei quali mi ero seduto a riflettere, con la mente altrove. Eppure quei dannati riflessi del sole sui suoi capelli mi erano rimasti impressi nella retina. Avevo chiuso gli occhi, e senza volerlo, l’avevo rifatto, adesso che ero disteso sul letto. Avevo ripensato a quel momento e avevo rivisto i capelli castani splendere.. Azzardai un’occhiata, e proprio in quel momento si voltò verso di me, gli occhi di quello strano colore che perlustravano i miei, e che mi mettevano a disagio. Feci un sorrisetto falso, tanto per non perdere i pezzi per strada e per non far crollare il muro che avevo eretto fra me e gli altri. Ma non sapevo come, vedevo già del pietrisco ruzzolare giù, con rintocchi profondi che mi penetravano le orecchie. Sapevo cosa stava pensando. Come al solito si preoccupava che i suoi genitori ci potessero sentire, potessero sentire il baccano che facevamo e da un momento all’altro sarebbero venuti a controllare che cosa stava combinando la propria figlia. Ma di questo non c’era pericolo, e io mi ero già totalmente scocciato di rassicurarla. Erigere un campo per non far passare i suoni erano sciocchezze da nulla, ma lei ovviamente era ancora a livelli bassissimi. E pensare.. No, dovevo smetterla di pensare a lei. Mi rigirai sul letto e fissai le travi di legno del soffitto. Era una casa a due piani, e avevo fin da subito capito che sua zia preferiva senz’altro occupare la parte superiore. Quando avevo controllato cosa c’era nei mobili forse forse avevo trovato qualche ragno a dir tanto, e il frigorifero era completamente vuoto. Però era grande, il pavimento e le pareti erano bianche e i mobili ben tenuti, esteriormente. C’era solo una camera, quella matrimoniale, e poi il salotto, la cucina e la sala da pranzo era una soltanto una stanza. Sentii dei movimenti provenire dal piano superiore. I genitori di Laura si erano decisi a scendere, per stare un po’ all’aria aperta. Sembrava una cosa abituale. Non entrarono nel pianterreno, ma restarono fuori, e le loro voci colpivano il mio orecchio più di quanto non facesse la televisione che non era neanche a due metri da me. Involontariamente feci scivolare lo sguardo all’indietro, e sentii il sangue bruciarmi nelle vene. Era sempre là che mi guardava.. “Ehi fratellino, ma dove l’hai lasciata la moto?” la voce di Andrew mi richiamò alla realtà come una caduta sull’asfalto. “Cosa?” chiesi spaesato. “La moto! Dove l’hai lasciata?” Mi scompigliai un po’ i capelli, senza riflettere. “In fondo alla strada, prima dei sassi” “Come si chiama?” chiesi in quel momento Laura. Tornai di nuovo a pancia sotto e cercai di capire cosa diavolo significasse quella domanda. La guardai come mai avevo fatto fino a quel momento, forse, ma questa volta non arrossì. Si era imposta di non farlo, di non permettere alle sue emozioni e ai suoi sentimenti di andar da se, e questo l’avevo sentito a pelle quando aveva gridato dopo che l’avevo baciata. Lo sguardo mi cadde per un millesimo di secondo sulle sue labbra, cercando di imprimere in memoria ogni singola linea, poi chiusi gli occhi e aspirai dell’aria. “Non ha un nome. E’ soltanto un oggetto, una moto” mormorai a occhi chiusi. “Beh però ci tieni” puntualizzò mio fratello. Aprii gli occhi e gli lanciai un’occhiataccia. “Certo non la do in mano a deficienti che non sanno guidare, come te!” dissi con una voce sprezzante che non volevo usare. La presenza di Laura nella stanza si stava dissolvendo. Una presenza alquanto debole che diventava ancora più vulnerabile e fragile, e chi meglio di due fratelli matti per proteggere un simile ramoscello di vita? Sbadigliai, e guardai Andrew. Si stava addormentando pure lui. “Ehi” dissi a voce bassa. Non mi sentì. “Ehi, Andrew!” Gli occhi blu tersi di mio fratello si volsero faticosamente verso di me. “Vai a casa” “E tu che fai?” disse in risposta, stiracchiandosi e alzandosi in piedi. “Non ho bisogno di dormire per molto..” ma non conclusi la frase. E chi aveva bisogno di dormire? Feci un mezzo sorrisetto e guardai mio fratello dissolversi. Laura chiuse lentamente gli occhi, mezza distesa sul pavimento piastrellato, la testa appoggiata alle braccia. Aspettai che cadesse a dormire profondamente, poi scesi dal letto e mi avvicinai. Le passai un braccio sopra l’ombelico e le feci appoggiare la testa alla mia spalla, per poi issarla sul letto. La bella addormentata, pensai distrattamente, mentre sentivo la presenza dei suoi genitori che, invece, entravano in casa. I capelli giacevano sul cuscino rosa come un turbine di confusione, e come mi spostai verso l’ombra per mimetizzarmi con essa, un uragano si scatenò nella sua testa. Avrebbe avuto senza dubbio un bel mal di testa, il giorno dopo. Non mi ero mai confrontato con una ragazza simile, riusciva sempre a tirar fuori il peggio di me perché non mi dava mai ascolto, ma da un lato, quando si ribellava mi colpiva in pieno petto come un fulmine. Non so come riuscii ad addormentarmi anche io, ma i miei sogni non erano per niente felici. Non erano neanche lontanamente vicini a ciò che poteva invece sognare Laura in quell’esatto istante. E che cosa stava sognando lei? Avevo lasciato la casa verso le sei del mattino e adesso con un tuffo al cuore ci stavo tornando. Non volevo, ma dovevo. Stava succedendo qualcosa là dentro ma non lo sentivo con la mente, no. Era questo il punto. Era qualcosa che mi artigliava. Non appena mi materializzai nella via della zia di Laura, capivo già cosa stava succedendo, e lo vedevo con gli occhi della mente. Laura era seduta sulle gambe di Andrew, e stavano ridendo, insieme. Camminavo in fretta stringendo i pugni, ma la cosa che più mi dava fastidio era il non capire perché lo facessi. Perché mi dava così fastidio? Sarebbe stata una scelta più.. A quel punto tesi l’orecchio. “Ti piace, vero?” chiese Andrew in quel momento. Mi fermai, stupito di quella domanda. Mio fratello non era egoista come me. Non pensava mai a se stesso. Pensava sempre a me, e questo era il suo più grande difetto. E io cosa gli davo in cambio? Assolutamente niente. Disprezzo forse? Ma se mai gli avessi detto una cosa del genere in faccia, lui avrebbe girato le parole per farne una sorta di elogio. Avrebbe detto che la sua vita dipendeva da me, che non era una cattiva persona. Ma solo lui la pensava così. “Neanche quando l’inferno gelerà..” gli rispose piccata Laura. Ma mentiva, e lo sapeva benissimo. Così come lo sapeva Andrew. Così come lo sapevo io. Avevo cercato di metterla in guardia, ma l’avevo fatto troppo tardi.. Laura, Laura, ma perché sei così masochista? “E dai! Non fare la difficile, lo so che ti piace! Però è curioso..” disse mio fratello divertito. Lei non gli rispose, e continuò senza indugio: “Non ti pare che sia un po’ strano nell’ultimo periodo? Prima cerca di tenerti lontana.. poi ti bacia.. poi ti avvicina. Ti desidera !” concluse ridendo. Strinsi i denti e feci un passo avanti. “Non negarlo” Certo che continuerà a negarlo, stupido! pensai, ma mi trattenni dal trasmettergli il pensiero. Capii che Laura stava architettando qualcosa. Elaborava una serie di pensieri sconnessi l’uno dall’altro, ma tutto con lo stesso fine. Infine, vidi chiaramente come affilava lo sguardo e sorrideva maliziosamente. Fu questo, forse che mi diede la forza di continuare a camminare e di arrivare alla porta. Laura si stava chinando verso Andrew, gli occhi semi-socchiusi. “E se invece.. mi piacessi tu?” gli sussurrò in un orecchio. Non so cosa mi fece andare su tutte le furie, ma di colpo, mi ritrovai dentro. Si voltarono entrambi con uno scatto, e mi gustai con immensa crudeltà la paura che si dipinse sul viso di Andrew. Lo fissavo come se volessi trapassarlo con lo sguardo, volevo trapassarlo con lo sguardo. In un millesimo di secondo si alzarono entrambi: Laura teneva gli occhi bassi, guardava tutto tranne che dalla mia parte; Andrew guardava verso di me, ma sapevo benissimo che non guardava me. “Quale parte di 'Sta lontano da lei' non hai capito?” dissi cercando di contenere la rabbia, ma non ci riuscii. Laura fece un passo indietro, gli occhi fissi su di me si sbarrarono all’istante. Farebbe carte false per averti. Il pensiero balzò dalla mente di Laura alla mia, rimbalzando dappertutto e recandomi un dolore eccessivo. Si avrei fatto carte false, in quel momento. Avrei fatto di tutto. Strinsi la mascella duramente e guardai mio fratello di nuovo. “Ti avevo detto di non affezionarti, ma l’hai fatto lo stesso. Ti avevo detto di non provarti neanche a fare pensieri su di lei, ma l’hai sempre fatto. Ci sono sempre passato sopra, ma adesso mi sono rotto le scatole. Non dovevi..” ma non conclusi la frase. Stavo facendo una scenata per niente. Aveva tutto il diritto, e lo sapevo benissimo. Ero egoista, ma lui non voleva ammetterlo. Era vero. Avevo cercato di allontanarla, ma.. era difficile. Maledettamente difficile. “Manuel..” cominciò Andrew, ma gli rivolsi uno sguardo che lo fece tacere. A quel punto esplose Laura: “Ma perché non la smetti, eh!? Chi cavolo sei per parlare in questo modo? DIO!? Smettila di comportarti come se fossi superiore a tutti e a tutto, smettila di metterti sempre in mezzo, smettila di volerti rendere protagonista! Smettila!” La fissai stupito. Non aveva semplicemente parlato, aveva urlato. Era furiosa, e la sua rabbia annientò la mia. Mi travolse come un’ondata, ma riuscii a non perdere la mia maschera di freddezza. “Sei tu quella che ti metti sempre nel mezzo e si rende sempre protagonista. Sei tu la bambina, sempre e comunque. Sei tu quella infantile” non aveva mai detto quelle cose, ma le aveva pensate. Gliele rivolsi con un tono basso e fermo. Vidi le sue pupille dilatarsi un poco, e i suoi occhi cominciarono ad inumidirsi. “Ma non c'è niente che ti smonta a te?” chiese con la voce che tremava poco. Si fermò e si poggiò una mano sulla gola. “Sei gonfio di presunzione e arroganza tanto che fra poco scoppi. Ti credi di essere chissà chi, e poi sei solo un semplice babbeo” la sua voce peggiorò. Strinsi i pugni, ma feci un sorriso, beato. “Babbeo, dici?” “Sì, sei solo un babbeo!” urlò. No, non piangere, ti prego, supplicai. “Laura..” mormorò Andrew. “Stai zitto” gli urlammo entrambi. “Hai altro da dirmi, pischella?” “Ti ODIO! Vattene! Vattene!” disse facendo un passo in avanti, e mi spinse all’indietro. Aveva le mani caldissime, e mi prese del tutto alla sprovvista che quasi persi l’equilibrio. Andrew fu molto più veloce di me, e mi riprese prima che potessi cascare del tutto. In quel momento teneva le mani di tutti e due, come se per la forza dell’impatto stesse cadendo all’indietro anche Laura. Sentii distintamente qualcosa che mi attraverso e che giunse fino a lui, la stessa cosa che si scaturì da Laura e che lo colpì in pieno. I pensieri si affollarono nella mente di Laura. Scoppiò il caos, che pervase anche la mia mente, mentre vedemmo Andrew cadere a terra, accasciandosi semplicemente. Entrambi ci mettemmo quasi un minuto per registrare quella scena, poi mi affannai intorno a mio fratello. Comments (12)
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